Intervista esclusiva ai JESTOFUNK || funk house from 1994

Gli italiani Jestofunk sono stati i pionieri di una musica che è unione tra house e funk con il loro primo disco del 1994 “Love In Black Dimension”. Alessandro Blade Staderini, Francesco Farias e Claudio Mozart Rispoli hanno viaggiato molto, sono stati in classifica all’estero, hanno collaborato con Ce Ce Rogers e Jocelyn Brown. Ora il gruppo si è sciolto, ma li abbiamo intervistati in esclusiva per indagare il fermento artistico di quegli anni ’90 e per ricordare come l’Italia sia stata all’avanguardia nell’elettronica.

Ci hanno parlato dei loro dischi d’oro, della ricerca del Suono e anche dei loro colleghi Daft Punk.

 
 
  1.     Cosa significa Jestofunk?

Inizialmente, quando abbiamo pensato al nome, volevamo fondere una parola italiana con funk, pensammo a Gestofunk… ma la pronuncia per il mercato internazionale a cui facevamo riferimento, non era entusiasmante come il significato che noi volevamo dargli… tradotto suonava tipo: “ospitefunk” e quindi per mantenere il senso di Gesto optammo per la J.

 


2.       Negli Stati Uniti, negli anni ‘60  e ’70, si sentivano i primi esperimenti acid jazz dettati da jazzisti come Sonny Stitt, Pucho And The Latin Soul Brothers, Melvin Sparks, ecc. Questi suoni quanto hanno influito sulla vostra musica?
Essendo Dj, di provenienza Black…tantissimo. Li abbiamo conosciuti in momenti di ricerca forsennata proiettata verso il futuro… inevitabilmente collegata al passato. Personalmente siamo stati sempre un po’ più groove, rare groove, e la side funk di Herbie Hanchock, War, George Clinton, Funkadelic e molti altri erano gli artisti che suonavamo. Quando suoni e produci allo stesso tempo non puoi non subirne, anche inconsciamente, l’influenza.
 

 

 

 

  1. In particolare quali artisti hanno influito maggiormente nella ricerca del vostro sound?

L’idea del suono che volevamo ottenere è stato il punto di forza ancora prima di iniziare a produrre.

Io e Alessandro eravamo in Studio a Figline Valdarno, e dopo numerose jam con vinili e campionatori, decidemmo di realizzare una traccia demo. Partimmo con ciò che facevamo tutte le notti, ascoltare la colonna sonora del telefilm “Chips” letteralmente rapiti da basso e drum! L’idea era ricreare quella dimensione sonora, per quanto rigurda il groove… Venne fuori la demo che diventò “I’m gonna love you”, ad oggi nelle 100 tracce House di sempre di Billboard.

 

  1. Il campionamento faceva parte delle vostre tecniche compositive?

Fondamentale!!! Ne usavamo 5, Akay 950 e 1100 per sedare la necessità di Ram…e a volte non bastava.Gli amanti del genere, avranno riconosciuto tantissimi sample da noi usati, anche eclatanti, soprattutto nelle tracce Club, quelle che in Italia ed Europa ci hanno permesso di creare attenzione su di noi.

A volte hanno dato adito anche qualche polemica, ma noi rivendichiamo l’uso dello stesso sia per la licenza effettuata, sia per averlo usato per primi. Per dire in “Can we Live” c’è il campionamento di un pezzo della colonna sonora di Escape from NY, per citarne uno.

 

  1. Nel 1994 esce il vostro primo disco “Love In Black Dimension”, uno dei primi dischi funk house, genere che successivamente avrebbe ispirato la musica elettronica soprattutto in Inghilterra e Francia. In quegli anni vi rendevate conto dell’importanza del vostro prodotto?

E’ stata acquisita strada facendo.. ma più dell’importanza, abbiamo capito che c’era spazio anche per noi, esportare il nostro suono oltre i confini, in paesi dove notoriamente allora era difficile essere creduti.. figuriamoci con un progetto funk.

La scelta fondamentale fu quella realizzare i Live insieme a una Band e non Dj set. Questo ci ha permesso di accedere ai più importanti Festival Europei, condividere gli stage con artisti, per noi mostri sacri del panorama mondiale, come B.B. King, Al Jarreau, War, Temptation…etc… Pensare che qualche anno prima, tenevamo in mano le copertine dei loro dischi!

 

 

 
  1. Quanto ha influito l’essere italiani nell’interazione con il resto del mondo e nelle scelta fatte per promuovere il vostro stile? È stato un limite? Dove avete vissuto?

Volevamo fortemente pensare alla musica ed ai live, chi si doveva occupare di comunicazione lo faceva con i mezzi che aveva a disposizione… Devo dire che per molti anni la cosa più frequente che ci accadeva nelle interviste era accorgersi dello stupore delle persone nel capire che eravamo italiani.. Ci divertivamo, non avevamo ingessature anglosassoni…esportavamo sul palco esattamente ciò che eravamo, così come nel backstage, in Hotel, sul bus.

Limiti…non so, le esperienze cambiano, le esigenze anche, credo poi personalmente che le cose ciclicamente finiscono, dal ‘95 al 2013, non ho saltato un anno in tour. Forse il rammarico di non essere andato in quei paesi dove, nonostante le numerose richieste, non siamo mai riusciti a suonare. Io ora vivo a Cervia, Alessandro si divide fra Firenze ed il Messico, Claudio a Ravenna. Alcuni musicisti con cui abbiamo collaborato di più (Cico Cicognani Bass – Ricky Burattini Keyboard ) si dividono tra Romagna e Marche.

 

  1. Nel ‘97 arrivavano i Daft Punk che coniavano un nuovo genere: la french touch. Avete sentito un’affinità con quello che già avevate fatto voi con il vostro disco del ’94?

Al di là di come volete chiamarlo, i Daft Punk portarono la scena elettronica alla ribalta mondiale, ma ad un livello superiore…

Un anno prima della pubblicazione del loro primo album, in un colloquio con un label manager Virgin, sentimmo parlare di loro, con una pianificazione di ciò che sarebbe successo…incredibile! Noi pensammo che, dovendo ancora uscire il disco, non potessero sapere che sarebbe stato un successo planetario, invece così fu. Comunque e stata la prima ed ultima volta che ho sentito parlare un discografico in questo modo….eravamo abituati alla scoperta dell’Hot Water.

 

  1. Perché i Daft Punk hanno avuto più successo commerciale dei Jestofunk? Li avete conosciuti? Quali band frequentavate in quegli anni?

Non so, ma credo sia corretto non rispondere, a posteriori potrei essere frainteso, diciamo che  hanno portato il loro suono a molte, molte, molte più persone di noi. Tramite la Sony francese ci fu un breve contatto con i Daft Punk (5 minuti) a Parigi nel ‘98 in cui parlammo di “Say it Again” , brano che in Francia fu molto hook.., lo è tuttora.

Frequentare le band era difficile … diciamo che a volte, quando combinavano un po’ di cose, si riusciva a parlare con qualcuno, collaborare con altri. Abbiamo realizzato tour insieme a Freak Power, Temptation , Heart Wind&Fire.

 

  1. Il vostro, per l’epoca, era certamente un disco innovativo e ispirato. Siete contenti di come sono andate le cose? Pensate che il vostro nome abbia avuto il corretto riconoscimento?

A questa domanda in parte, ti ho già risposto. In studio ho 2 dischi d’oro, (allora dovevi vendere veramente tante copie) ogni tanto li guardo e ne sono fiero.

Ad oggi, qualche traccia è ancora attuale ed è questa la soddisfazione più grande, insieme allo stimolo a cercare un proprio suono che abbiamo contribuito a dare a tanti altri produttori!

 

  1. Quando si sono sciolti i Jestofunk?

2013.

 

 

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