Jules not Jude

Questa sera Linoleum al Rock’n’Roll Milano ospita Jules not Jude, Ninfeanera e Marco Riva Arredamenti.

Abbiamo fatto due chiacchiere con gli headliner, la band bresciana Jules not Jude in attesa di ascoltare la loro psichedelia elettronica nel sotterraneo rock più famoso di Milano. Jules è Julian Lennon, il figlio primogenito del più famoso Lennon, a cui Paul McCartney dedica “Hey Jude“.

 

Raccontateci come avete scelto questo nome. jules-not-jude_pillowlize
La domanda sul nome, ecco la domanda sul nome. E’ lì, l’aspetti, speri dentro di te che non arrivi e poi arriva, quasi sempre e tu fai quella faccia che fai la domenica quando sei a pranzo dai tuoi, speri tantissimo nel tuo piatto preferito ma c’è il solito risotto coi funghi che si, ok, però. Nel 2007 quando abbiamo scelto questo nome c’erano un sacco di Beatles nelle nostre orecchie, ci piaceva come aneddoto, era una contrapposizione. I primi JnJ erano un duo, due persone opposte che suonavano insieme.

È da poco uscito il vostro “Pillowlize EP”. Il titolo è una parola inventata? Come è nato?

Pillowlize era il brano per noi più significativo all’interno dell’ Ep. Era addirittura un brano significativo del vecchio disco, così significativo da meritare uno spazio maggiore, quello di un Ep che portasse il suo nome. Parla di una ragazza innamorata di un cuscino. Un cuscino che si è portata a letto dalla culla. Dovevamo inventare una parola adatta a questa storia. Ed ecco Pillowlize.

“Mitosis” è il brano che ha la storia più lunga, raccontateci come è nato tanti anni fa.
E’ vero, è il brano con la storia più lunga ma voi come lo sapete?
E’ nato in sala prove, era solo un’ idea ma abbiamo deciso di scrivere il testo a otto mani, in furgone, mentre stavamo andando a suonare a Roma, credo. Parla di cambiamenti. Chi l’avrebbe mai detto che le stesse otto mani che ne han scritto il testo sarebbero cambiate all’uscita del brano.

Siamo state un quarto d’ora imbambolate a fissare la cover dell’ep, tipo macchie di Rorschach. Voi che disegno ci vedete?
E’ un coniglio, o meglio io (Simone) ci vedo un coniglio con delle onde negli occhi. Ma il fatto che abbiate colto che è un Rorshach è importante.

A Linoleum porterete quindi un nuovo ep e una nuova line up, è una performance già consolidata?Abbiamo fatto solo un paio di live con questo nuovo set e questa nuova formazione. C’è una carica pazzesca. Consolidata? Non so, ma prima della presentazione ad inizio Novembre abbiamo festeggiato i sei mesi di reclusione in sala prove. Secondo voi che voglia abbiamo di mordere il palco?

Dove avete suonato in questi ultimi mesi?
Il tour è appena partito, abbiamo già toccato Brescia e Varese. Negli ultimi mesi abbiamo suonato al T.U.P Studio di Brescia che ha ospitato la preparazione del live. Prima di Novembre non suonavamo live da Maggio’15. Direi che è assolutamente arrivato il momento di tornare a suonare live!

 Di quale grande band vi piacerebbe aprire un concerto?
Non saprei ce ne sono a centinaia e ognuno di noi quattro te ne direbbe diverse. Così a bruciapelo ti direi Wilco, Grandaddy e Grizzly Bear (sono i primi che mi son venuti in mente). Però vorrei essere parte della band di Tobias Jesso Jr.

E quali progetti avete per il futuro? O vi innamorerete dei vostri cuscini?
Sicuramente l’Ep è solo anticipazione di un disco futuro per il quale abbiamo un sacco di idee. Poi ci piacerebbe tornare all’estero. Anzi dobbiamo assolutamente tornare all’estero.
Innamorarsi di un cuscino? Nah, solo “lei” poteva innamorarsi di un cuscino, noi siamo stati innamorati di lei che era innamorata di un cuscino.

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