A Place To Bury Strangers

Tornano in mente parole lette tante volte: sono in molti nel terzo millennio a ricevere l’etichetta di “nuovi qualcosa”, ad esempio i Muse sarebbero i nuovi Raidohead, gli Strokes i nuovi Velvet Underground, gli Interpol i nuovi Joy Division,… Quasi un ossessivo voltar indietro lo sguardo nell’affannata speranza di riuscire a tener sotto controllo il proliferare musicale dei nostri giorni.

Anche noi potremmo limitarci a definire gli A Place To Bury Strangers i nuovi My Bloody Valentine, o i nuovi Nine Inch Nails, che si inseriscono nel saccheggiato filone del noise e shoegaze. Difficile, infatti, gridare in modo convincente alla novità quando il gruppo in questione usa stilemi presi dagli anni ’80.
Eppure, se abbiamo scelto di presentarvi questo gruppo è perché vediamo nelle loro melodie scorrere una scarica elettrica che non è citazionismo né calderone magico da cui estrarre a caso conigli e colombe.
Tanto per cominciare Ackermann, voce e chitarra del trio newyorkese, da dieci anni gestisce una piccola fabbrica di effetti a pedale, distorsioni, delay, echi e riverberi; si chiama Death by Audio e pare abbia fornito materiale di prima qualità a non pochi gruppi, U2 compresi. Si dice anche che il terzo album della band Worship, uscito questa estate, sia suonato con strumenti progettati e costruiti appositamente per queste canzoni mai utilizzati prima. Abbiamo detto che gli A Place To Bury Strangers vengono dalla Grande Mela, e certo le loro origini sono ben marcate nelle canzoni: i bassi lacerati di distorsione e laceranti, i suoni industriali e i testi ossessivi rimarcano il legame assoluto tra il noise rock e la città di New York. Ma il trio riesce a declinare l’amalgama dei propri suoni in forma canzone con un effetto electro rock invidiabile.
Così, ai giorni nostri, sembra che chitarre elettriche e drum machine siano appena all’inizio di un cammino roseo cominciato alla fine degli anni ’70; gruppi come Jesus and Mary Chain, Crocodiles o i più rumorosi Metz sono in continua evoluzione.
Parlavamo, a proposito di evoluzione, dell’album Worship (2012) e delle sue undici tracce:
Alone
You Are The One
Mind Control
Worship
Fear
Dissolved
Why I Can’t Cry Anymore
Revenge
And I’m Up
Slide
Leaving Tomorrow
Un album molto più ricco e complesso dei precedenti della band, soprattutto se paragonato al primo A Place To Bury Strangers (2007) deliberatamente abrasivo per le orecchie. È maturata la capacità del trio di miscelare gli effetti e di saper sporcare la melodia lì dove occorre con innesti continui di noise, creando canzoni che dimostrano una creatività raffinata. Worship è come un moderno Pompidou che si impone con la sua gettata di cemento armato, laterizio, vetro e acciaio nel panorama della storica Parigi.
“To Fix The Gash in Your Head”, album A Place To Bury Strangers (2007) 
“In Your Heart”, album Exploding Head (2009)
“Leaving Tomorrow”, album Worship (2012) 
A Place to Bury Strangers isn’t a cover band, isn’t the new My Bloody Valentine or Nine Inch Nails; when you get down to it you can discover a unique stylistic identity.

Comments: 2

  • Blackswan ottobre 22, 2012

    Un disco molto intenso e molto rumoroso.Mi è piciutoun botto.

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  • Anonimo ottobre 22, 2012

    Grande articolo!!!!! Nel panorama musicale contemporaneo ci sono davvero poche band come gli a place to bury strangers! Meriterebbero molto più seguito ( per il secondo disco in particolare).

    Sandro

    Reply

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