I MIGLIORI ALBUM ITALIANI 2017

Questo è l’anno in cui hanno debuttato al vertice delle classifiche degli album più venduti nomi nuovi della scena italiana come Coez, Rkomi, Ghali, Mostro, Ghemon, Sfera Ebbasta, Levante, accanto alle uscite mainstream (da Renato Zero a Jovanotti), e tanta musica più o meno conosciuta di qualità (da Mannarino a Cremonini); è anche l’anno in cui la classifica ufficiale di FIMI ha iniziato a tener conto anche dello streaming per redarre le classifiche degli album (dal 2014 già contava per i singoli) e in cui il fatturato del mercato indipendente italiano è cresciuto arrivando al 28%.

Nel 2017 abbiamo ascoltato tanta musica italiana, non solo nelle nostre camerette, ma anche in radio, nei festival, pure negli spot in tv; una scena che sembra dividersi tra cantautorato e rap, entrambi con un massiccio uso di elettronica, con sempre più seguito: se da una parte Lo Stato Sociale riempie il Forum di Assago, dall’altra Ghali supera il milione di followers su Instagram.

🔥 Ecco i nostri 15 dischi immancabili usciti in questo 2017 di 15 artisti italiani 🔥

Giorgio Poi – Fa niente
Alla fine dello scorso anno avevamo inserito “Tubature” di Giorgio Poi tra i migliori singoli del 2016; qualche anno fa, invece, lo avevamo intervistato con il suo progetto Vadoinmessico; poi è arrivato quest’album, una delle rivelazioni del 2017. Utilizza suoni asciutti e ripetitivi e una voce acuta e sincera in un pop/soul dal gusto psichedelico, ricercato nelle progressioni armoniche, che stupisce cambiando melodia. Parla della vita quotidiana con sincerità e un pizzico di poesia colorata.

Ghemon – Mezzanotte
Ammiriamo la sua scelta di allontanarsi dall’immaginario rap e andare sempre più verso la musica black d’Oltreoceano, tanto da far sposare la lingua italiana con il funk e l’R’n’B in disco riuscitissimo; Ghemon ha un timbro particolare capace di raggiungere note alte e anche se ha ricevuto delle critiche per gli accenti forzati, le canzoni letteralmente lunghe e un tappeto sonoro troppo sfarzoso, proprio nel mix di tutte queste caratteristiche vediamo un approccio originale e interessante che testimonia una grande maturità e volontà di osare, in Italia paragonabile a ciò che faceva Pino Daniele.

Brunori Sas – A casa tutto bene
Dialogo immediato e non sempre dai risvolti positivi, il ritratto della nostra Italia senza pretese o giudizi: ancora una volta Brunori ha la capacità di farci venire la pelle d’oca e poi ridere a crepapelle, c’è dell’amarezza e dell’ironia nel suo modo di essere. C’è soprattutto stile, il suo, che riesce a fare surf tra i generi senza mai perdere la rotta.

Carl Brave x Franco 126 – Polaroid
Carlo e Franco hanno da poco annunciato il sold out dei 4 concerti romani all’Atlantico. Questo la dice lunga sul bisogno che abbiamo di un disco come “Polaoroid”: divertente, rassicurante, ben fatto, una sorta di unione tra la trap più in voga di oggi e gli Zero Assoluto di “Svegliarsi la mattina”: da canticchiare, cantare a squarciagola o citare sui social.

Le Luci della Centrale Elettrica – Terra
Le Luci della Centrale Elettrica hanno aspettato tre anni prima di uscire con il nuovo album “Terra”. Dieci tracce da ascoltare con la stessa riverenza con cui si legge una poesia, che delineano una terra dai confini labili dove il canto delle sirene si confonde con quello delle suonerie dei cellulari, dove chiese e minareti condividono le stesse macerie.

Ghali – Album
Ghali ha fatto successo. Un successo particolare figlio dei nostri giorni, fatto di numeri sui social, di video cliccatissimi su Youtube, dell’endorsment dei colleghi da Saviano a Jovanotti, pure la pubblicità della Vodafone. 12 tracce autobiografiche che partono dalla trap ma con produzioni mai scontate (dietro c’è Charlie Charles, stesso produttore di Sfera Ebbasta).

Colapesce – Infedele
Con questo album prodotto insieme a IOSONOUNCANE Colapesce stupisce, si allontana dal classico cantautorato chitarra e voce e gioca con l’elettronica. Risultato? Una serie di brani eterogenei che, a nostro avviso, gli fanno fare un bel passo avanti in qualità.

Fabri Fibra – Fenomeno
A distanza di due anni da “Squallor”, Fabri Fibra mette a segno un colpo da maestro con un disco di inediti molto personale, contraddistinto dal suo inconfondibile stile, in grado di riunire sotto lo stesso tetto “Pamplona” e “Fenomeno”, quanto “Nessun aiuto” e “Ringrazio”.

Coez – Faccio un casino
Un disco cantato, direzione che Coez ha preso ormai da un po’, interpretato benissimo dal vivo con la band. Non sempre coerente e interessante, si sente la mano di Contessa, è il nuovo ponte di solido cemento tra indie e rap.

Massaroni Pianoforti – GIÙ
La voce ruvida di Gianluca e i suoi testi arguti, ironici, poetici, rendono questo uno dei dischi di cantautorato più piacevoli da ascoltare di quest’anno, un album che ha la stessa forza dell’Avvelenata di Guccini.

Pietro Berselli – Orfeo l’ha fatto apposta
Berselli Berselli ha talento, non va di moda ma il suo rock lo sa fare bene. Questo disco d’esordio stupisce, è dinamico ma coerente, la voce di Pietro è profonda e la sua scrittura a tratti disarmante.

Willie Peyote – Sindrome di Tôret
Groove serrati, ritornelli pop che si aprono tra i generi e frasi dall’ironia sottile o con ossimori esplicativi, il tutto su una bella dose di punk. Volete approfondire cosa sta facendo? Ascoltate la seconda traccia.

Colombre – Pulviscolo
Giovanni fa centro con il nuovo progetto Colombre e un album fatto di melodie leggere e parole forti che fa vincere il cantautorato con le sue piccole velleità sperimentali e tanta voglia di raccontare.

Populous – Azulejos
Ritmi sudamericane ed elettronica di fondono in un disco molto ambizioso, da lui definito di Cumbia elettronica, il risultato è carino con picchi in brani come “Voz Serena” e “Batismo” ma rimane la sensazione del sole che ti accarezza i capelli sulla costa portoghese.

Laioung – Ave Cesare: Veni Vidi Vici
Non ragiona ad album, ma a singoli, che poi si aggiungo ai suoi album. Le sonorità tipiche della trap incontrano la scrittura e la voce di uno dei rapper che più apprezziamo, soprattutto live, quando suona il suo Fender Rhodes e canta di se stesso senza bisogno di inventare storie.

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