I’M NOT A BLONDE (but I’d love to be blondie) – INTERVIEW

È appena uscito EP03, il terzo e ultimo capitolo dell’ironica trilogia 3p, progetto arty-electro-pop delle milanesi I’M NOT A BLONDE
Chiara “Oakland” Castello (2Pigeons, Museo Kabikoff) e Camilla Matley vogliono farsi portavoce di un femminismo moderno che abbatta gli stereotipi sulle donne che sanno solo cantare bene, componendo e producendo la propria musica e dimostrando di saper suonare. Le abbiamo viste suonare live a Sunsubiro (Bligny 42) qualche mese fa e in effetti siamo rimaste affascinate dai loro battiti elettronici, dai synth anni ’80 con cui costruiscono live cattedrali di armonie intriganti.

Listen: Peter Parker


Come vi siete conosciute?

Ci siamo conosciute suonando insieme in un’altra band 1 anno e mezzo fa. In quel periodo stavo (Chiara) preparando un laboratorio di sperimentazione vocale con la loopstation e ho chiesto a Camilla di accompagnarmi alla chitarra in una piccola performance a fine laboratorio. Abbiamo riarrangiato alcuni brani pop anni ‘80-‘90 con voce, chitarra, loopstation e handsonic. Quella prima data ha segnato l’inizio della nostra collaborazione, subito dopo abbiamo cominciato a scrivere insieme, prima ancora di aver deciso il nostro nome.
 
I tre EP rappresentano un’evoluzione o periodi diversi del vostro mondo compositivo? 
E’ difficile definire dei periodi diversi di scrittura in un tempo così breve, i 3 EP sono usciti in poco più di 9 mesi, uno ogni 3 mesi. Sicuramente sono una prima evoluzione e conoscenza, una sperimentazione e gioco, alla ricerca della nostra musica, di quello che ci piace e vogliamo fare.
 
Sui social ci tenete a porre l’attenzione anche sui testi della canzoni che scrive Chiara. Vuoi raccontarci le ultime “The Contract”, “Come Konka!” e “Not lost”? 
Sono tutti dei racconti anche attraverso immagini di mondi surreali e immaginati. Solitamente hanno sempre due piani di lettura. Come tutte le favole del resto 🙂
“The Contract” è la storia immaginaria di una cantante talentuosa e ingenua alla quale viene offerto di firmare un contratto con promesse di fama e fortuna e che si rivela essere, come al solito, una truffa…con il coro che nel ritornello grida “firmare il contratto è stato proprio STU-U-U-U-PIDO” (traduzione dell’autrice).
“Come Konka!” è una storia d’amore, l’innamoramento per una bella e stronza ragazza sovietica, Konka appunto.
“Not Lost” è un inno militare ed una chiamata alle armi, perché tutto non sia perduto. In realtà si tratta di un’incitazione ad alzarmi dalla mia scrivania di impiegata e andare a dire al capo che non mi tratterà mai più così perché ho deciso di andarmene. Questo è ovviamente il secondo piano di lettura, aperto alle più diverse interpretazioni.
 
Vi state affidando ad un etichetta discografica? 
Non ancora, non abbiamo fretta in tal senso. Certo se arrivasse una proposta da una bella label ne saremmo contente ma al momento abbiamo vicino delle persone che ci stanno aiutando e con cui stiamo lavorando bene. 
 
SIAE o Patamu/Soundreef?
Diciamo che l’ago della bilancia si sta lentamente spostando da sinistra a destra. 
 
Cosa pensate della scena musicale indipendente milanese?

Ci sembra che si fatichi un po’ ad uscire dai vecchi binari dell’indie ormai così consumato e che non si guardi abbastanza alle sperimentazioni e agli stimoli provenienti dall’estero. Ma siamo fiduciose, come ogni cosa anche le mode passano, i gusti cambiano e in questo momento sentiamo molto fermento. 





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